La foto in costume da bagno

manzoUn paio di settimane fa mi è arrivata la richiesta di entrare a far parte della rete professionale su Linkedin da parte di un professionista. Non lo conoscevo di persona così, prima di accettare, sono andata a vedere il suo “profilo”.
Appena è spuntata la sua foto sono stata assalita da un moto di puro raccapriccio: vedevo un uomo di circa 50 anni con occhiali scuri e in costume da bagno!
Il fisico non è sindacabile perché ciascuno può essere più o meno attraente, ma la posa e l’immagine nell’insieme sarebbero state molto più adatte ad un sito di incontri sentimentali (no, forse più adatto al porno) che ad un network professionale.

Prima di superare lo sconcerto per la foto e rifiutare tout court il suo invito, l’ho cercato su Facebook e anche lì, dove ha una pagina professionale -non personale- c’era la stessa foto in costume da bagno.
Quella pagina, a dire il vero, di professionale aveva ben poco: rarissimi post, errori di battitura e qualcuno di grammatica, commenti ammiccanti alla sua vita personale (non professionale) da parte di amici/clienti.
Proseguo con la ricerca all’interno del profilo (ovviamente pubblico) e scopro che ha 71 anni. Guardo meglio la foto, e sì, in effetti si nota dal contesto e dai colori che è la scansione di una foto cartacea di almeno vent’anni fa!

Decido di verificare se è davvero un commercialista e lo cerco all’ordine della sua provincia: c’è. Giuro che avrei preferito fosse un profilo falso, nell’interesse di tutta la categoria dei professionisti.

Chiudo facebook e torno al suo profilo su Linkedin. Mi faccio forza e scorro occupazione, studi, specializzazioni. Un curriculum di tutto rispetto, ammesso che sia tutto vero, ma allora perché presentarsi con un villoso torso nudo e in costume da bagno?

Cerco il suo sito web: non c’è.  Se tanto mi dà tanto, forse è meglio così.
Però vorrei saperne di più su di lui e guardo se abbiamo qualche conoscenza in comune su Linkedin: nessuna!
Da un lato sorrido perché mi sento rassicurata, dall’altro sono un po’ delusa perché avrei voluto chiedere informazioni su di lui. Resterò con una sfilza di punti interrogativi. Decido di cancellare la sua richiesta e via.

Ciascuno è libero di scegliere la foto che più gli piace, ma partendo dall’assioma che ogni azione è comunicazione, possiamo concordare sul fatto che ogni immagine è comunicazione all’ennesima potenza?
Ma allora se è così, perché ha voluto proporre la sua immagine di “manzo” stagionato invece di quella professionale con un vestito addosso?

Stavolta ho parlato di un uomo, ma la stessa situazione mi è capitata anche con le professioniste donne: scollature abissali, prendisole e costumi da bagno micro, pose sexi, trucco stile Moira Orfei, ambientazioni casalinghe, minigonne inguinali: anche questi direi che non sono classificabili come immagini di uno stile professionale.

È sempre vero che, fintanto che una persona non parla, anche se ha un’espressione da ebete, non si può valutare se è realmente stupida o meno.
Però mi chiedo: chi è in cerca di un professionista e lo trova su internet raffigurato in foto che -per la media corrente- non sono in linea l’idea che ha di “professionista”, secondo voi lo contatta oppure no?

Quindi un suggerimento: verificate le vostre foto online. Fate una ricerca sul vostro nome e controllate se per caso non valga la pena di eliminarne qualcuna e pubblicarne una recente che sia piacevole, non pretenziosa e che vi “somigli” davvero.

 

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