Divario di reddito tra professionisti donne e uomini

professionistiSi chiama “differenziale retributivo di genere o gender pay gap” e rappresenta la differenza esistente tra le retribuzioni delle donne e degli uomini nel mondo del lavoro compreso quello delle libere professioni. Il gap retributivo in Italia è ancora molto alto per quasi tutte le categorie professionali. La differenza maggiore si nota tra gli avvocati, dove, nel 2014, le donne hanno percepito 22.070 euro a fronte dei 53.503 euro degli uomini. Ma forti disparità emergono anche per le altre libere professioni come commercialisti e architetti/ingegneri. Le ragioni del divario di reddito tra donne e uomini sono molteplici: le avvocate ad esempio, tendono ad occuparsi prevalentemente di diritto di famiglia, mediazione, ovvero di quei settori definiti “poveri del diritto”, inoltre per cultura generale vi è un minor riconoscimento alle professioniste o minori pretese per l’attività svolta, c’è una propensione a “prendersi” cura del cliente eccessiva, ci sono carichi familiari. A tutto questo si aggiunge un atteggiamento comune alle donne che è quello di non riuscire a riconoscere prima di tutto a se stesse e poi agli altri il giusto valore e il successo meritato. Di questi temi se ne è parlato in un recente convegno a Verona in cui è emerso che le libere professioni in Italia costituiscono il 12,5% del Pil nazionale. La forte disparità economica tra professioniste e colleghi maschi prova, quindi, una perdita del Pil, un problema di sostenibilità del sistema previdenziale, nuove povertà e dipendenze economiche. Dal superamento del divario, quindi, si trarrebbero vantaggi anche per l’economia e per la società. “La percezione che abbiamo di noi stesse non coincide spesso con la percezione, che gli altri hanno di noi – ha detto Silvia Azzini, psicologa e psicoterapeuta – Questa insicurezza si prova per esempio quando riusciamo a fare nel nostro lavoro qualcosa di buono, di importante, quando riusciamo ad ottenere finalmente quel risultato tanto agognato, ma non riusciamo a darci fino in fondo il merito del risultato, come se il successo del lavoro fatto, fosse caduto dal cielo e ci avesse colpito per caso. Questa insicurezza ha a che fare con il valore che noi diamo a noi stesse, prima di tutto come donne, ma senz’altro anche come professioniste. Questo non può non influire sulla difficoltà che abbiamo, a volte, ad essere sufficientemente assertive, capaci per esempio di dare dei limiti ai clienti, di chiedere quello che ci è dovuto per il nostro lavoro, senza vivere dentro tutta una serie di emozioni contrastanti”. Non ci sono ricette facili per superare le insicurezze e migliorare l’autostima ma è importante “conoscerci e accettarci completamente – conclude la psicologa – solo così potremmo essere più serene ed efficaci nella nostra vita, compresa quella professionale”

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