Collega o nemico?

Collega o nemicoLo scorso 17 febbraio la collega Ada Sinigalia ha pubblicato il post “Professionista, oggi apriresti uno studio?” segnalando un convegno, ma soprattutto sottolineando il diffuso disorientamento di fronte al futuro di tanti professionisti, sia con anzianità nella professione che giovani.

Tutti siamo ben consapevoli che nessun professionista può prescindere dalla tecnologia, ma nel nostro Paese, sia per tradizione che per individualismo diffuso, le cose sono più difficili che in altri Paesi europei che dimostrano invece di essere molto più aperti alle collaborazioni tra colleghi che esercitano la stessa professione.

Dall’esperienza comune emerge che sono tre i principali fattori che continuano a frenare le collaborazioni: l’entità dei compensi, la grossa resistenza all’idea di dover condividere con altri colleghi le proprie politiche economiche ed una riluttanza pressoché insuperabile per i preventivi.
In un periodo dove le risorse economiche sono poche, è naturale conseguenza che i clienti chiedano un preventivo prima di scegliere il professionista, ma ci sono un paio di cose che la maggior parte dei professionisti non ha ancora ben chiaro.  Una di queste è che spesso il cliente non ha idea di quanto potrebbe costargli una consulenza, un parere o un patrocinio, quindi chiede il preventivo per avere un’idea dei costi da sostenere, e la seconda è che raramente sceglie il professionista solo in base al prezzo.

Certo che se il professionista non è rintracciabile online, e il suo nome non spunta nel passaparola, non avrà nemmeno l’ingrato compito di fare un preventivo.
Partendo da casi reali, ricerche sul web, articoli, convegni e dibattiti, sono anni che questo Gruppo di Lavoro porta all’attenzione dei professionisti l’importanza non solo di avere all’interno del proprio studio supporti tecnologici adeguati, ma di avere una presenza qualificante sul web.

Negli ultimi cinque anni c’è stato un buon incremento di nuovi siti web di professionisti, molti dei quali purtroppo sono risultati troppo fai-da-te oppure realizzati da compagnie di telecomunicazioni e quindi quasi sempre non solo inguardabili ma addirittura sminuenti la professionalità dello studio.

In tempi difficili come questi, è naturale che ci siano resistenze ad investire in un buon sito web, in tecnologia e software avanzati, e nel personale qualificato per gestirli, ma ciò che un singolo non può fare da solo, in tanti diventa non solo possibile ma addirittura molto conveniente e remunerativo.

Infatti sarebbe impensabile che nel 2016 un notaio possa rifiutare la stipula di un contratto perché viene chiesto in forma elettronica, eppure è successo solo due settimane fa.
Il motivo? Non è dato sapere, ma quasi certamente all’interno dello studio non c’era nessuno in grado di effettuare la trasmissione per via telematica.

Non si tratta solo di obblighi di legge che impongono trasmissioni telematiche per commercialisti, consulenti del lavoro, avvocati, ingegneri e altri professionisti, il fatto è che obbligano ogni professionista a dedicare molte ore ad imparare cose che non sono propriamente professionali,  ma semplicemente tecniche, per questo, ora più che mai, è indispensabile imparare a delegare.
In realtà dovremmo utilizzare il termine inglese empowerment che ha un senso più ampio di delega: significa delegare a chi ha le capacità di fare ed accetta di assumersi le responsabilità di quella delega, cioè responsabilizzare.

Qui entra in gioco lo studio del singolo in confronto allo studio associato con molti professionisti. Il problema vero è che continuiamo a pensare a spazi molto grandi e ci blocchiamo, finiamo per rinunciare. Ancora non riusciamo a staccarci dall’esperienza legata alla fisicità dei luoghi, non riusciamo ancora a fare nostro il concetto che, grazie al web, possiamo far parte di un grande studio anche se siamo solo in due o tre a lavorare.

Se guardiamo alla Francia, dove al pari dell’Italia, i professionisti mantengono un forte senso corporativistico, hanno superato molto rapidamente l’individualismo che tuttora affligge gli italiani.
Da diversi anni esistono gruppi di commercialisti, esperti contabili e fiscalisti che si sono uniti sotto un unico marchio e operano come una rete professionale, come un unico grande studio con numerose sedi. Sono presenti su territori ben definiti, l’equivalente di due-tre provincie italiane contigue, perché anche loro devono misurarsi con regolamenti e leggi differenti equivalenti alle nostre leggi regionali-provinciali, e quindi sono in grado di offrire consulenza molto puntuale ed aggiornata.
Hanno siti web che permettono di verificare subito quali sono le aree economiche per le quali si può avere assistenza e consulenza (industrie, artigiani, commercianti e servizi con le varie tipologie, associazioni, etc.). Online offrono notizie sempre aggiornate su scadenze fiscali, nuove norme, finanziamenti, convenzioni con associazioni di categoria o di imprenditori.

Hanno persone dedicate a mantenere aggiornato il sito, che si occupano di comunicazione, che rispondono in chat a chi li contatta e chiede informazioni, che offrono assistenza telefonica, predispongono i preventivi, li inviano agli interessati e poi li contattano al telefono per sapere se quello che hanno proposto risponde alle loro esigenze. In genere gli studi riuniti sotto lo stesso marchio non sono più 15-20, ma si tratta comunque di un numero più che sufficiente ad assicurare a tutti i professionisti quei servizi che nessuno studio individualmente potrebbe offrire perché troppo costoso.

Quindi la rivoluzione vera non è il web o il sito in sé, ma ciò che questi strumenti possono offrire a chi riesce a considerare il collega un alleato e non un concorrente che può rubargli lavoro.

Laura Calciolari

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