Le radici spirituali delle relazioni umane

role-of-blogs-in-corporate-communications1Spiritual Roots of Human Relations. Uno dei primi libri di Stephen R. Covey, pubblicato nel 1970. Si tratta di un testo fondamentale, il punto d’inizio di un ragionamento che ha portato all’elaborazione delle 7 abitudini raccontate in un libro che, non casualmente, viene considerato il testo di business più importante del XX secolo. Stefano Martello e Sergio Zicari hanno curato l’edizione italiana, pubblicata da Liguori ed impreziosita dalla prefazione di Chester Elton.

Abbiamo chiesto a Stefano Martello, componente del nostro gruppo, alcune considerazioni sul testo.

Stefano, ancora prima di entrare nel merito del testo, si tratta di un libro pubblicato nel 1970. In che modo ritieni che questo libro possa essere “ancora” utile in un contesto generale profondamente mutato?

Una premessa. Questo libro ha avuto una gestazione molto lunga. È approdato alle nostre scrivanie nel 2012 ed è stato effettivamente realizzato nel 2015. In questi tre anni, con Sergio ci siamo confrontati molto ed una delle prime domande che ci siamo posti riguardava proprio l’anno di uscita. Nel 1970 io non ero nemmeno nato e Sergio era un ragazzo di belle speranze che si affacciava al mondo del lavoro. Non volevamo che questo testo fosse solo una “riscoperta editoriale” ed eravamo perfettamente consapevoli di quella “lontananza operativa” tra il testo e la quotidianità. Il rischio – come abbiamo scritto nell’Introduzione all’edizione italiana – era quello di immettere in un mercato editoriale già saturo nozioni e riflessioni antistoriche non per la loro valenza e giustezza quanto per la loro applicabilità in un contesto profondamente mutato. C’era, poi, ad impensierirci, anche l’ampio riferimento alla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, di cui Covey è stato membro fedele e dirigente per tutta la sua vita. Ci preoccupava, in particolare, il sentimento di diffidenza che generalmente viene percepito rispetto alle attività ed ai valori che connotano questa confessione religiosa, come avevamo già avuto modo di approfondire in una case history apparsa nel volume Come comunicare il Terzo Settore (FrancoAngeli, 2010, con Pietro Citarella e Giampietro Vecchiato) che ha segnato anche l’inizio della nostra partnership editoriale. E non volevamo che il testo fosse influenzato da una marcata connotazione religiosa, smarrendo il proprio intento originario. Questo dato, per esempio, ha influito sul nostro lavoro di curatori, imponendo approfondimenti per spiegare, nella maniera più didattica possibile, alcuni degli argomenti presenti nel libro

Ti interrompo, quale è l’obiettivo di questo libro?

Alcuni libri hanno la capacità di leggere il futuro, di immaginarlo e di accompagnarlo. Letto a 45 anni dalla sua elaborazione, questo libro diventa una testimonianza preziosa. Di un tempo più lento. Di un processo di riflessione più complesso e, ammettiamolo, anche più faticoso e doloroso nelle possibili risultanze. E tutto questo appare evidente soprattutto alla luce dei tempi che stiamo percorrendo, in cui il valore delle decisioni spesso dipende non dagli effetti che realizzano quanto dalla velocità con cui sono state prese.

Puoi farmi qualche esempio?

La motivazione, per esempio. Covey ne parla in maniera diffusa, identificandola come una risorsa strategica nel processo di costruzione di una relazione reciprocamente empatica e sostanzialmente bidirezionale. Nel contempo evidenzia anche le difficoltà che rispondono alla nostra natura umana che è fragile. A 45 anni da quelle parole, la motivazione è ancora al centro di un dibattito serrato e contrapposto tra chi la interpreta come una risorsa utile per edificare una cultura organizzativa solida e chi, al contrario, la interpreta come un mero argomento di contorno, un argomentuccio, come direbbe Crozza nei panni del Governatore De Luca. In 45 anni non siamo riusciti, non dico a risolvere il problema, quanto a dare all’argomento almeno una visuale chiara e ben codificabile. Il tutto, per dire che questo libro è straordinariamente attuale, se non altro perché – di fronte a quelli che per Covey erano ancora propositi e intuizioni – opera un gioco di rimandi tra passato e presente, funzionale alla verifica del modo in cui abbiamo trattato questi argomenti nel tempo.

Come pensi che verrà accolto il libro?

Chiaramente il libro è ancora troppo “fresco di stampa” per poter fare delle valutazioni oggettive. Da pessimista professionista, temo molto il limite naturale dell’applicabilità quotidiana delle tesi esposte in un campo da gioco veramente imperfetto e casuale. Da comunicatori sappiamo come molte metodologie, giuste e certe sulla carta, finiscano poi nel cassetto delle occasioni mancate. E sappiamo che ci finiscono spesso per pigrizia, miopia e non perché abbiano fallito la prova sul campo. Posso dirti come vorrei che venga accolto il libro. Senza pregiudizio. Con un accreditamento lento che metta sotto pressione le tesi esposte. Per implementarne la resa. Per migliorarne la forma. Anche – ove necessario – per decretarne il fallimento configurando alternative più utili.

Scheda del libro

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