Il potere del passaparola 2.0

Albero media«Mario, conosci un bravo legale specializzato in infortunistica?»
«Certo Francesca, l’avvocato Rossi è il migliore del Foro e mi ha risolto di recente una causa».
Il primo passo per trovare un professionista di cui finora non se n’è avuto bisogno, o per cambiarne uno che non ci soddisfa più, è quello di chiedere alla propria rete relazionale.
Il passo successivo, di solito, è quello di verificare su Google il nominativo del professionista consigliato. Se qui i risultati sono positivi, se troviamo un sito ben costruito con chiare indicazioni sull’attività esercitata, sui professionisti dello studio competenti che scrivono testi utili e interessanti e magari interazioni sui social network con clienti che si dicono soddisfatti, abbiamo la conferma di quanto ci è stato detto e con buona probabilità prenderemo un appuntamento. Al contrario, se leggiamo commenti negativi sul professionista o se quello che troviamo in rete non ci convince, cercheremo altre informazioni prima di prendere decisioni sull’appuntamento o ricominciare la ricerca. Oggi il passaparola non è più sufficiente per aumentare il giro d’affari e neppure rappresenta il sistema principale per scegliere un consulente.

Internet è sempre più a portata di mano di clienti o potenziali tali che hanno la possibilità di verificare in tempo reale informazioni e condividere opinioni. Di conseguenza, la reputazione di un professionista non si sviluppa più solo attraverso la rete di conoscenze ma si può moltiplicare in modo esponenziale sul web sia che il professionista lo voglia sia che stia lontano dalla rete.

 

La pensa così anche Daniele Chieffi, noto esperto di web e social media, che durante la chiacchierata per l’intervista inserita nel capitolo 6, La reputazione: un valore da salvaguardare e difendere, mi ha precisato: «la rete non è un mezzo vetrina in cui farsi vedere ma è un’estensione della nostra sfera sociale e, quindi, la reputazione intesa come concetto che ognuno di noi ha di qualcun altro o di qualcos’altro ossia ciò che gli altri pensano e soprattutto dicono di noi, trova nella rete un’amplificazione. Oggi, diversamente da prima, la reputazione è un concetto aperto e condiviso su un’idea. Pertanto, un professionista, se vuole rafforzare la propria reputazione e aumentare la clientela non può non prendere in considerazione la rete. Per un bel po’ di professioni, a mio parere, sul web si giocherà la partita. Un medico, ad esempio, che è in grado di far circolare i suoi lavori, la sua presenza ai convegni, la propria autorevolezza in termini professionali avrà una capacità di attrazione e godrà di una fiducia maggiore di un professionista di cui non trovi traccia su internet per non parlare della situazione in cui trovi indicazioni negative».

«Ormai la maggior parte di noi – ha sottolineato Chieffi – cerca molte informazioni e notizie sulla rete e tendiamo a fidarci di chi riteniamo autorevoli. Riteniamo interessanti e degni di lettura quei contenuti che sono in grado di risolvere i dubbi per cui siamo sulla rete o siamo atterrati sul quel sito. La reputazione online, allora, si forma nello stesso modo che nella realtà solo che è amplificata nel mondo digitale, è un eco sistema sociale che bisogna imparare a gestire e si gestisce partendo dal presupposto che ciò che conta è rispondere alle esigenze reali delle persone che ti cercano e il modo in cui ti fai trovare».

Se poi un professionista è criticato pubblicamente in rete è preferibile avere la possibilità di chiarire e difendersi anziché lasciare perdere. Questo è un altro ottimo motivo per monitorare il web ed essere presenti.

I professionisti non possono più restare fuori da questo sistema, non possono dire, come si sente ogni tanto non credo nei social network perché per tanti studi professionali italiani c’è la necessità di stare al passo dei tempi, comunicare di più e meglio le proprie specificità e punti di forza, cercare di emergere nel proprio mercato e, perché no, magari in uno straniero.

Questo articolo è stato pubblicato anche sul sito Ferpi.

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