SITI WEB DI ORDINI E ALBI: trovi quello che non ti aspetti!

Ciliegina... amaraIn questi giorni, durante la mia attività per la promozione del sondaggio “Professionisti e futuro”  in Toscana, ho visitato diversi siti ufficiali di ordini e albi professionali, scoprendo lacune consistenti e diffuse, non solo in area comunicazione ma anche nell’informazione di base.
Dopo i primi tre siti visitati pensavo fosse un caso, ma quando sono arrivata al ventesimo, ero così confusa che ho dovuto fare una pausa e ricominciare daccapo.

La confusione
La prima riflessione, da semplice utente-navigatore, riguarda proprio la “confusione” prevalente nella maggioranza dei siti: badilate di informazioni, notizie, scadenze, bandi, ammucchiate nella home page, spesso in compagnia del modulo per la privacy e altri moduli di base della categoria professionale.

I doppioni
Alcuni ordini e albi provinciali risultano avere due siti. Un primo sito, quello storico, fermo di solito a 5-6 anni fa e un secondo sito più recente e moderno.
Questa-cosa-non-si-fa!
È vero che dal punto di vista economico di solito non è conveniente riversare tutti i contenuti del vecchio sito in quello nuovo, ma il vecchio non deve essere accessibile direttamente dal web, va oscurato. Il nuovo sito conterrà un link specifico ai contenuti “storici” (vecchio sito) ma accessibili solo attraverso il sito attuale.
Come me ne sono accorta? Lo scoprite al prossimo punto.

Siti con elenchi di siti
Alcuni ordini e albi sono raggruppati in federazioni o collegi regionali, che a loro volta hanno un proprio sito e pubblicano l’elenco di quelli provinciali. Ma dato che quando si parla di federazioni siamo ormai al terzo livello associativo, la vetustà diventa un must che restituisce indirizzi web non più esistenti o sbagliati, e di conseguenza anche i recapiti e-mail non sono molto attendibili.

Link inesistenti
Trattandosi di siti istituzionali di professioni ordinistiche, mi aspettavo di trovare link a siti istituzionali, ad esempio il Ministero di riferimento, invece in diversi siti, alla fatidica voce “Link utili” ho trovato solo il link al webmaster.  Lo stesso webmaster che, nel sito di uno degli ordini più numerosi della Toscana, si è lasciato andare ad un motto di spirito ed ha titolato “Link interessanti” istradando il navigatore unicamente verso il proprio recapito.

Pagine fantasma
Essendo un navigatore professionale ho curiosato tra le pagine che mi sembravano interessanti, tipo rassegna stampa e statistiche, leggendo quasi sempre “The requested URL was not found on this server” e simili. Ma anche altre pagine, più pragmatiche si sono mostrate desolatamente “In costruzione”.

Recapiti “top secret”
La cosa più sconcertante è stata l’approdo ai siti di due ordini che proprio non volevano essere contattati in nessun modo: non solo non c’era la pagina “Contatti” ma da nessuna parte sono riuscita a trovare l’indirizzo, un numero di telefono, un recapito email. Mi è venuto in soccorso il servizio online di Pagine Gialle ma alle 11,30 di stamattina non ha risposto nessuno, nemmeno una segreteria telefonica.

Partita IVA
E questa è la ciliegina sulla torta (si fa per dire): chi possiede un sito web è obbligato per legge (Dpr n. 404 del 5 ottobre 2001 e L. n. 88/09 – sanzioni fino a 2.065 euro)  a indicare la partita IVA nella home page.
Bene, nei siti degli ordini e albi professionali l’indicazione obbligatoria della partita IVA  è disattesa in percentuali fino al 70%

L’unica conclusione possibile è che i professionisti, abituati da sempre al sistema referenziale del passa-parola reso dai loro clienti (comunicazione privata)  hanno molta difficoltà ad utilizzare correttamente l’informazione e la comunicazione on web (comunicazione pubblica), spesso lasciandola alla totale discrezionalità dei webmaster che realizzano i siti, anziché farsi affiancare da un professionista della comunicazione.
E questa non è una considerazione di parte perché è una realtà concreta sotto gli occhi di tutti, o meglio, a portata di… mouse.

2 thoughts on “SITI WEB DI ORDINI E ALBI: trovi quello che non ti aspetti!

  1. Roberto Maschera 05/03/2013 / 19:50

    Articolo interessante per il quale possono essere utili alcune precisazioni relative all’ultimo paragrafo “Partita IVA …”.
    Gli adempimenti obbligatori sono di due diverse nature e diversa consistenza: adempimenti fiscali e adempimenti civilistici.

    A fini fiscali fin dal 2001 (nell’articolo è corretto il riferimento al DPR 404/2001, DPR che ha modificato l’art. 35, 1° comma della legge IVA) i siti internet dei soggetti che hanno intrapreso l’esercizio di un’impresa, arte o professione devono indicare la partita IVA nella home-page.
    Quindi tale obbligo riguarda imprenditori individuali quali artigiani e commercianti, i professionisti nonché le società di persone e di capitali.
    In sostanza, per sicurezza o semplicità: tutti coloro che hanno attivato una partita IVA devono inserirla nella home-page per evitare la sanzione che va da 258,23 € a 2.065,83 € comminabile, ad esempio, su rilievo dei funzionari dell’Agenzia delle Entrate. La correzione della carenza anteriore all’accertamento fiscale sana definitivamente la questione.

    Dal 2009 a seguito della L. 88/2009 (citata nell’articolo) che ha modificato l’art. 2250 del Codice Civile esistono ulteriori adempimenti “pubblicitari” che riguardano esclusivamente le Società per azioni, le Società a responsabilità limitata e le Società in accomandita per azioni. Restano escluse le società di persone, le associazioni (ordini professionali, ad esempio) e gli imprenditori individuali. Gli obblighi principali riguardano la pubblicazione della denominazione della società, della sede legale, l’ufficio del registro imprese presso il quale la società è iscritta ed il relativo numero di iscrizione, il capitale effettivamente versato quale risultante dall’ultimo bilancio, l’eventuale stato di liquidazione, l’eventuale possesso da parte di un unico socio. Sanzioni a carico degli amministratori inadempienti da € 206 ad € 2.065.

    Gli albi professionali sicuramente non svolgono attività d’impresa quindi non necessariamente hanno partita IVA (la quota di adesione all’Albo non è soggetta ad IVA). E’ probabile che comunque ne dispongano in quanto esercitino attività che la richiedano. Tanto meno gli Albi sono società di capitali e quindi gli adempimenti dell’art. 2250 CC sono esclusi.
    Sicuramente i singoli professionisti, o studi, appartenenti al settore fiscale e legale dovrebbero applicare ai loro siti gli adempimenti descritti , tutti gli altri soggetti dovrebbero avere consulenti legali e/o fiscali che glieli rammentino, i web master dovrebbero assolutamente conoscere la necessità di tali adempimenti, primo fra tutti quello riguardante la partita IVA in home-page, prescrizione risalente al 2001.
    Ridondante burocrazia ? No, una traccia in più per risalire trasparentemente e ove mai necessario al titolare del sito e a verificare che l’attività sia correttamente soggetta a regime fiscale, dati utili per principio anche se di certo non sufficienti ed evitare le violazioni (sistematiche) della normativa Privacy (da Google a Whatsapp al venditore on-line di caciocavallo) o le truffe, o inadempienze, da parte dei web-seller scorretti.

    Un professionista

  2. Laura Calciolari 24/05/2013 / 14:03

    E’ bello avere un lettore attento che in più contribuisce con chiarimenti. Grazie!

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