Il discorso del re

Il bellissimo film del 2010 diretto da Tom Hooper ed interpretato da Colin Firth, Geoffrey Rush ed un Guy Pearce sempre più impegnato in camei di lusso, non rappresenta solo 2 ore e passa di splendido cinema, ma anche un pò la situazione della comunicazione e delle Rp. Fateci caso: il povero Bertie risente ancora della lezione del padre, l'”amorevole” Giorgio V che di fronte al difetto di balbuzie del figlio, impreca e spera in una reazione. Bertie, dopo l’abdicazione di Edoardo VIII, è costretto a reagire e, su consiglio della moglie, assume un logopedista (Logue) dai metodi molto particolari. è in questo incontro, che dura quasi tutto il film, che si intravede il paradosso di ambiti (profit, non profit, pubblici) che hanno bisogno di comunicare meglio ciò che fanno e che ancora non si fidano troppo dei loro interlocutori. Il re è titubante, e non si convince mai del tutto, nemmeno quando vede dei risultati.

Il film regala anche una possibile soluzione che, come ricorda sempre il mio amico Sergio Zicari, risiede nell’incontro, in quel piccolo passo indietro che si trasforma in un grande passo in avanti per tutte le parti in gioco. Logue non cambierà i propri metodi, ma cercherà di adattarli alla persona che ha di fronte, e soprattutto all’ambiente intriso di doveri e forme da cui quella persona proviene. 

Consolidando in questo modo il rapporto con un cliente molto particolare e forse assicurandosi anche un Cavalierato…

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