Ogni lasciata è persa

Quando si accenna alla possibilità di introdurre (e mantenere) un programma alumni all’interno dello studio le prime domande che sorgono spontanee sono: «che cos’è» e «perché mai si dovrebbe fare?».

Un programma alumni è un’attività sistematica che consente di identificare, prima, e restare in contatto, poi, con tutte le persone – professionisti e staff – che a vario titolo hanno lavorato per lo studio e che hanno in seguito deciso di proseguire il loro percorso professionale altrove. Oggi più che mai non è davvero più il caso di salutarsi tentando di nascondere il proprio risentimento o augurando ogni bene – ma a denti stretti – a chi sta lasciando lo studio.

Il mondo è piccolo, piccolissimo. E la prima ottima ragione per integrare un programma di questo tipo all’interno della propria realtà è esattamente questo.

D’altra parte, mantenere buoni rapporti (o, in negativo, evitare di bruciarsi i ponti alle spalle) è in assoluto una buona regola di vita, ma diventa quasi una necessità per chi opera professionalmente in un sistema che vive e si alimenta di passaparola.

Le opportunità che possono nascere sono le più svariate, in primis, naturalmente, quelle di tipo professionale visto che gli alumni, avendoci lavorato e conoscendo a fondo il modo in cui vengono svolte le attività e le potenzialità in genere, possono essere ottimi referral per lo studio. Non tutti i professionisti, infatti, lasciano la realtà in cui operano per aprirne una in proprio e diventare concorrenti: molti di loro preferiscono proseguire il loro percorso lavorativo, per esempio, all’interno di un’impresa o assumendo cariche e ruoli in organizzazioni che un domani (ma magari anche già oggi) potrebbero avere bisogno dei servizi offerti dallo studio.

In tutti i casi, il programma alumni dello studio, prima ancora di essere avviato, deve essere considerato come un vero e proprio strumento di marketing e, come tale, non solo essere condiviso all’interno a tutti i livelli ma, soprattutto, attentamente pianificato, pena non sortire gli effetti sperati. Il primo passo, dunque, è definire gli obiettivi che si desidera ottenere dal programma e, più puntualmente, personalizzarli in funzione del singolo contatto. Alcuni, infatti, potranno essere, per le loro caratteristiche personali o in virtù del loro ruolo, ottimi referral mentre altri potranno, invece, essere delle fonti di informazione o «ambasciatori» altrettanto preziosi per lo studio.

Non meno importante anche la decisione relativa a chi includere nel programma: solo i professionisti o anche le persone che facevano parte dello staff? E i professionisti che sono andati a lavorare in altri studi, dalla concorrenza? Sì o no?

Evidentemente non c’è una regola valida per tutti e la scelta deve essere valutata in rapporto ai piani strategici del singolo studio, ma attenzione: non includere un nominativo nella lista non significa togliere il saluto o maltrattare la persona in oggetto ma, semplicemente, non mantenere contatti su base continuativa e programmata.

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