Di rospo in rospo…

Daipeemphoto © 2009 Matt Reinbold 

I rospi sono famosi principalmente per due motivi: il primo è che neanche baciandoli diventano prìncipi e il secondo è che, prima poi, qualcuno va ingoiato.
Fintanto che il rospo da ingoiare è causato dal nostro pessimo carattere, la digestione è piuttosto rapida, ma quando è causato dal fatto che proprio non possiamo rispondere ad accuse o provocazioni, allora è davvero indigesto e può diventare tossico.Ecco alcuni rospi comuni a ogni professionista:  il reiterato rinfaccio per un errore commesso, non riuscire ad incassare un compenso perché il cliente non riconosce il lavoro prestato, subire l’arroganza di clienti economicamente importanti, sottostare all’ignoranza e alla prepotenza di dipendenti dei pubblici uffici… Tutti questi però, sono tossici solo per il singolo professionista e non per lo studio nel suo complesso.
Ma ai rospi  dei colleghi e dei collaboratori? Ci abbiamo pensato?
Alcuni di questi sono stati ben identificati e collocati sotto il cappello giuridico del mobbing, ma altri continuano a proliferare, indisturbati, giorno dopo giorno.
Ogni volta che un professionista sceglie consapevolmente di tacere, di non attribuire un’idea o un lavoro ad un collega o ad un collaboratore, gli fa ingoiare un rospo. Ma la cosa (rospo) peggiore tuttavia non è l’attribuire a sé i meriti di un altro, bensì sminuirlo. Ogni volta che un professionista, e in generale chi si trova in posizione preminente, stronca l’idea di un altro per ignoranza o per superbia, depone tante piccole uova di rospo che prima o poi si schiuderanno.
Quando quelle uova si schiuderanno, libereranno centinaia di rospi che circoleranno per un bel po’ nello studio.  A prima vista non si vedranno, ma saranno tangibili nell’aria che si respira. Quell’aria la respirerà chi lavora nello studio, l’avvertirà in modo indefinito anche il padre dei rospi, ma soprattutto la respireranno i clienti; e siccome l’aria attraversa le corde vocali, si avvertirà anche al telefono…
Tutto questo per dire che non possono esserci collaborazione costruttiva e tanto meno una buona comunicazione, senza riconoscimento e rispetto reciproco, perché il rischio è che gli sforzi per accrescere il prestigio dello studio ed aumentarne la redditività siano ripetutamente frustrati.
Per evitare di allevare rospi da ingoiare e dispute senza fine all’interno dello studio, ciascuno di noi dovrebbe fare proprio quanto scrisse Baruch Spinoza: nec ridere, nec lugere, neque detestari, sed intelligere [1].

Laura Calciolari


[1] Trad.: Non deridere, non deplorare, né detestare, ma comprendere.

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