L’abito non fa il monaco … ma ogni monaco ha il suo abito

L’idea di questo post nasce dalla lettura di una chat  proposta in un portale femminile. Una navigatrice chiede consiglio: “Come vestirsi per  un colloquio  presso  studi commercialisti e consulenti del lavoro?” Certo, non jeans e felpa, afferma, ma qual è la giusta mise? Il tema del “giusto abbigliamento” non si può sbrigativamente liquidare con un decalogo “ da fare” o “non fare”. E’ importante però soffermarsi a riflettere come, anche il modo di vestire, sia uno strumento di comunicazione che i membri di uno studio devono valutare con attenzione nei suoi aspetti di relazione con i clienti e lo staff.

Giustamente, in una risposta, viene consigliato alla nostra navigatrice di informarsi sul tipo di studio, visto che, ogni professionista, dà la propria “impronta”. Ad esempio, in molti uffici,  gli uomini sono rigorosamente in giacca e cravatta, mentre le donne  possono seguire  uno stile più informale, usando indifferentemente  pantaloni o gonne.  La scelta dell’abbigliamento  è parte integrante di quel mondo di messaggi che i membri di uno studio trasferiscono in maniera più o meno consapevole all’esterno.  L’abito, in fondo, ha sempre più perso la sua dimensione di protezione e  pudore per   assumere il ruolo di biglietto da visita” di chi lo indossa. Con l’abito il professionista, da un lato ribadisce la sua appartenenza ad un gruppo sociale caratterizzato da un “modus” di proporsi codificato, dall’altro se ne distingue, con un sano narcisismo che “coccola il proprio io”. Ricordo, a questo proposito, un avvocato di fama che indossa un’impeccabile grisaglia grigia, personalizzata da calzini a dir poco eccentrici.. Ebbene,  se l’abito non fa il monaco, certamente ogni monaco ha il suo abito, perché, il vestito  esprime ciò che vogliamo comunicare di noi  ed è un potente  filtro o amplificatore capace di suscitare reazioni ed emozioni.  Il vestito, dunque, è una “seconda pelle”, un’estensione del corpo, che  mostra sia l’appropriatezza al ruolo sociale che vogliamo  rappresentare di noi, che la nostra personalità, il  nostro modo di vedere il mondo, la professione e la relazione con il cliente. Un’ottima occasione, in fondo, per comunicare.

Roberta Zarpellon

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