Parla chiaro.. parla come mangi

 Torniamo a riflettere sul linguaggio che molti professionisti usano con i loro Clienti.

Molto spesso, sopratutto quelli che hanno a che fare con la Pubblica Amministrazione  e, quindi, commercialisti, ingegneri, avvocati,  notai, utilizzano in abbondanza quello che  si definisce burocratese o burocratichese.  Quasi un gergo che diventa  una seconda pelle e che si manifesta non solo nella scrittura ma, purtroppo, anche nel parlare. 

Qualche professionista, adesso, obietterà che è un elemento insito nella professione  e che, nel procedere ad una “semplificazione”  a misura di cliente , si può incorrere nel rischio di banalizzare e, spesso, non rendere giustizia alla complessità del contenuto.

Questo rischio, a mio avviso, esiste nella misura in cui non si ha chiara la differenza tra linguaggio tecnico e linguaggio burocratico.

Quando si può dire che  un linguaggio è  tecnico?  Due i requisiti  riportati nel bel manuale della semplificazione della Regione Emilia Romagna : a) è nato da e per una categoria professionale/un settore di attività (medici, giuristi, falegnami, grafici…); è un codice interno utilizzato per rendere più rapida la comunicazione tra addetti ai lavori  b) le parole e le espressioni tecniche si caratterizzano per l’alto grado di economicità: riescono a esprimere un concetto o a designare un oggetto con un numero di parole assai più piccolo di quel che sarebbe necessario alla lingua comune .

La differenza tra espressioni tecniche e burocratiche si delinea chiaramente.  Sono tecniche  quelle parole o espressioni che  si possono sostituire solo con più lunghe perifrasi ( es. come tradurre patti in deroga?), mentre, sono parole/espressioni burocratiche  quelle perfettamente sostituibili con parole di uso comune, senza che vi sia alcuna dispersione semantica.

Nel caso del professionista , dunque,  rapportandosi con il Cliente può scegliere quale via percorrere: quella di trincerarsi, in qualche modo, dietro termini che sono nati come codice interno alla propria professione ( linguaggio tecnico), o che si rifanno all’aulica  tradizione della nostra lingua, quasi completamente entrati in disuso e, per questo, di difficile comprensione (linguaggio burocratico).

Ovviamente, c’è una terza via. Quella della semplificazione che non passa dalla banalizzazione ma dalla sforzo consapevole di codificare il cuore della professione in un linguaggio forse più articolato (per le parole tecniche) ma certamente più vicino a chi ci ascolta ( nel linguaggio burocratico) senza per questo perdere di credibilità.

Anzi, l’esperienza insegna  che il Cliente cerca ed apprezza il professionista capace di parlar chiaro. Insomma… parla chiaro… parla come mangi non è solo un modo di dire ma un’apprezzata abilità.

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