Quando un professionista non si riconosce come comunicatore, ma di fatto lo è!

Anche i professionisti – siano essi commercialisti, avvocati, architetti o altro – se vogliono comunicare in modo efficace con i loro pubblici, nonostante i tanti anni di studio, devono “imparare a parlare”!

 “Rem tene, verba sequentur”, se conosci la materia riesci anche a comunicarla, dicevano i latini (e ahimè molti professionisti), ma ciò non è così automatico. Conoscere in modo approfondito gli argomenti da trattare non è sufficiente, tanto più quando ci si trova a parlare in pubblico (che sia un auditorium, l’aula magna di una Università o la sala riunioni di un’azienda). È una condizione assolutamente necessaria, ma non sufficiente! È infatti necessario acquisire competenza in materia di public speaking e soprattutto aumentare la propria consapevolezza di “soggetti comunicativi”.

Quante volte è capitato di ascoltare dei professionisti intervenire in qualità di relatori a dei convegni?  Relatori preparati, che trasudavano sapere e nozioni, cavilli e dettagli, approfondimenti e norme, ma che li trasferivano in un modo talmente piatto e noioso da rendere il pubblico stanco e distratto? Quei relatori a chi comunicavano? E perché? L’obiettivo della loro performance è stato raggiunto? Ricordiamo qualcosa di quello che hanno detto?

E quante altre volte dei relatori capaci hanno catturato e mantenuto la nostra attenzione, incuriosendoci sulla tematica trattata e facendoci percorrere il loro “viaggio” tra i contenuti della materia? Quei professionisti hanno usato effetti speciali o hanno semplicemente saputo creare una relazione comunicativa col pubblico che li ascoltava?

Creare la relazione: ecco l’effetto speciale più efficace.

E per farlo non dobbiamo essere persone predestinate o avere doti innate o talenti naturali soprannaturali.

Imparare a comunicare si può e bravi comunicatori si diventa acquisendo consapevolezza e addestrandosi nell’uso di tutti i nostri strumenti di comunicazione.

Quali sono i passi da seguire per prepararsi a parlare in pubblico? Alcune domande a cui rispondere per la preparazione e la realizzazione della performance.

1)      ANALIZZARE IL PUBBLICO E LA SITUAZIONE: che persone saranno quelle che mi ascoltano? Quali saranno le loro aspettative? In quali condizioni di ascolto saranno? Quali saranno le loro motivazioni e i loro stati d’animo rispetto alla materia, a me e al contesto? Quali saranno i “terreni di incontro” e i “terreni di scontro” con chi mi ascolta?

2)      DEFINIRE GLI OBIETTIVI DEL DISCORSO: quale messaggio voglio far passare? cosa voglio ottenere col mio discorso? Sto proponendo problemi o offrendo soluzioni? Sto formulando domande o fornendo risposte? Voglio informare, educare, intrattenere, ispirare o convincere?

3)      PREPARAZIONE DELL’INTERVENTO: in base al tempo, al pubblico, agli obiettivi e ai mezzi che ho a disposizione qual è la scaletta di contenuti più efficace? qual è l’ordine e il filo logico più chiaro da seguire per chi mi ascolta?

4)      SUDDIVISIONE DELLA STRUTTURA: apertura (annuncio dell’argomento che verrà trattato e definizione  della “cornice” in cui si colloca il nostro intervento), corpo (esposizione dei contenuti), conclusione (riassunto di ciò che si è parlato e ricerca di feedback da parte del pubblico). Usare esempi , riferimenti e opinioni autorevoli per la platea è molto utile in esposizioni molto tecniche, così come è molto positivo supportare discorsi emozionali con qualche dato o con essenziali dati tecnici.

5)      REALIZZAZIONE: quali canali di comunicazione posso usare per potenziare il mio messaggio? Lo sguardo, la mimica facciale, il movimenti del corpo, il tono della voce, il ritmo delle parole, l’uso delle mani per creare gesti “illustratori” che aiutano a rinforzare e sottolineare dei passaggi del discorsi.

6)      ASCOLTARE E OSSERVARE IL PROPRIO PUBBLICO: che feedback ci rimanda? Che reazioni suscito?

7)      DIVERTIRCI: sorridiamo e facciamo emergere che la materia ci piace, e se non è così facciamocela piacere, siamo professionisti oppure no?  Se non trasmettiamo le nostre idee con convinzione e interesse perché gli altri dovrebbero credere a ciò che gli diciamo e regalarci il loro tempo ascoltandoci?

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