Parola d’ordine: razionalizzare

Di ritorno a casa su di un tragitto cittadino di 13 km; cartelloni ovunque (ne ho contati circa 16 diversi), per dire come la si pensa rispetto ai nostri interlocutori, o – limitatamente ad alcuni periodi – per ringraziare gli elettori dei voti ricevuti o, ancora, per rispondere all’ennesima boutade che nessuno ricorda più. La cartellonistica come strumento di comunicazione politica, per dire tutto, dunque niente. Senza considerare il dato economico limitiamoci a quello comunicativo. Anche in una grande città come Roma, dove il traffico impedisce in alcuni casi di arrivare alla terza marcia per km, l’effetto è quasi nullo. Si trasforma in una frase ad effetto che entra superficialmente ed altrettanto superficialmente esce dai nostri pensieri. Ma allora perchè la cartellonistica continua ad imperversare, persino nelle poche strade a scorrimento veloce dove è oggettivamente impossibile leggere il testo? E se provassimo a razionalizzare gli strumenti di comunicazione, eliminando quelle forme e quelle modalità che non producono alcun effetto duraturo? Perchè non fare una campagna di sensibilizzazione sugli strumenti inutili – o quanto meno antistorici – della comunicazione?

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