Quando il “Fare bene e farlo sapere” si arricchisce del “Fare il bene e farlo bene”

Sembra un gioco di parole – in effetti mi circola in testa in una sorta di loop – ma ha un senso! Fare bene e farlo sapere è ormai il pay off dei professionisti della comunicazione professionale. Essere solo bravi non basta più per ottenere successo nel proprio ambito lavorativo. L’importanza per i professionisti di non fermarsi a voler essere solo competenti, ma di andare oltre, e di comunicare questa loro professionalità è ormai evidente. Il saper fare quindi come presupposto, richiesto ed atteso, da far sapere, da “portare fuori”. Se nessuno sa che esisto, che cosa faccio e come lo faccio, forse la mia esistenza è inutile tanto più se sono, ad esempio, un avvocato, un commercialista o un architetto! Abilità comunicative necessarie quindi accanto alle abilità professionali, professionisti della comunicazione accanto ai professionisti della “professione”…in una sorta di contaminazione comunicativa fondamentale per condividere contenuti e relazioni con consapevolezza ed efficacia. La comunicazione è valore per un’organizzazione in quanto è in grado di accrescerne il patrimonio intangibile rendendolo visibile e percepibile nell’ambiente economico e sociale di riferimento.

Ma quali riflessioni possono emergere se un commercialista, una professionista della comunicazione e uno dei responsabili (ex commercialista) di una ONG di matrice cattolica, la cui mission è la realizzazione di progetti sociali ed educativi nei paesi poveri, si confrontano per realizzare il bilancio sociale dell’ONG? Qui la riflessione si arricchisce, le sinergie si moltiplicano e le teste che lavorano si “contaminano”! Il fare bene infatti risulta sostenuto da una leva motivazionale ulteriore..fare IL bene, nella sua eccezione socialmente più elevata. Farlo sapere diventa poi strumentale al raggiungimento della stessa vision dell’ONG in quanto è finalizzato ad accrescere il coinvolgimento sociale intorno ai progetti realizzati. Il bilancio sociale, importantissimo strumento di relazioni pubbliche, diventa così un mezzo fondamentale per aggregare in modo sinergico abilità e sensibilità di figure diverse – “governo dei numeri” del commercialista, sensibilità e attenzione al sociale di un operatore di progetti di cooperazione internazionale ed abilità comunicative di una PR. Professionalità diverse ma che hanno dimostrato il medesimo orientamento alla comunicazione e alla relazione.

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