Litigation PR si, Litigation PR no?

di Stefano Martello

Litigation PR SI, Litigation PR NO. Un solco profondo, netto e deciso tra chi ritiene che tale strumento delle Relazioni pubbliche possa (debba) essere regolamentato e implementato sulle caratteristiche del sistema giuridico italiano e chi, al contrario, le percepisce come uno strumento artificiale e, più in generale, come la moda comunicativa del momento. È quanto è emerso da una serie di incontri informali organizzati da chi scrive e dal collega Andrea Colagrossi in vista dell’appuntamento di Bologna del 9 giugno 2015 “Litigation PR – Linee guida comuni per l’accreditamento e l’operatività”, organizzato dalla Scuola Superiore di Studi Giuridici, dalla Scuola di Giurisprudenza dell’Università di Bologna, dalla Delegazione Ferpi Emilia Romagna e dal Gruppo di lavoro Comunicare le Professioni Intellettuali. Partiamo proprio dal titolo – chiaramente condiviso con la “componente giuridica” del seminario – che caratterizza l’animus con cui abbiamo scelto, tutti, di approcciare un tema che sconta ancora una misurata diffidenza. Che può essere dissipata solo partendo dalle basi ideali che sottendono allo strumento. La Reputazione, per esempio, che sconta un paradosso operativo inequivocabile: sempre presente nella pubblicistica di settore e negli interventi degli addetti ai lavori; impalpabile e sottovalutata in un agire quotidiano che considera ancora la velocità come un ideale alibi per non dare troppo peso ad un errore che, all’indomani, nessuno ricorderà più. E partendo dall’interpretazione della Reputazione come vera e propria risorsa tangibile e misurabile, proseguire poi nel riconoscimento di una relazione sempre più complessa che – come ben intuito da Giampietro Vecchiato in un intervento apparso su www.ferpi.it del 22.01.2015 – lega non solo il comunicatore ed il giurista ma anche lo stesso cliente, in un ideale triangolo virtuoso funzionale per affrontare la questione in maniera sinergica e coesa.

Ma per fare questo è importante che il comunicatore conosca le regole del campo giuridico e che il giurista riconosca la portata dell’intervento comunicativo nell’economia dell’intero processo. Con l’obiettivo di privilegiare una assistenza univoca al cliente evitando, nel contempo, pericolose sovrapposizioni e contaminazioni non volute e, soprattutto, non necessarie.

In questo senso, il riferimento esplicito ad un accreditamento forse più lento, forse più complesso nel confronto tra le parti e nella definizione esatta dei confini, sicuramente più efficace nella previsione di una operatività non più in progress, ma già ben centrata e solida nella propria caratterizzazione principale.

D’altronde, nessuno di noi vuole ripetere gli errori del passato (accreditamenti veloci con percezioni distorte) e questa può essere una ottima occasione per dimostrare di averne fatto tesoro.

Brescia fotografa i liberi professionisti

Bisogna dare merito alla Camera di Commercio di Brescia di aver fatto quanto, da tempo, ci si auspica diventi una buona prassi. Ovvero dare corpo e struttura all’analisi del mondo delle libere professioni mettendo in luce un universo ancora poco esplorato ma di sempre maggiore importanza nel contesto economico e sociale del Paese.
Ecco, allora, grazie alla recente analisi basata sui dati del 2012 ( lo sappiamo, il mondo è molto cambiato da allora, ma su questi dati oggi si fa ricerca) veniamo a raccogliere alcuni dati quantitativi e a sapere che sono 21.300 i liberi professionisti del bresciano: 18.400 “in senso stretto” (cioè titolari di partita IVA e con regime fiscale ordinario) e 2.900 contribuenti minimi assimilabili ai liberi professionisti.
In dettaglio, i liberi professionisti si concentrano soprattutto nelle attività professionali scientifiche e tecniche (13.700) e nella sanità e assistenza (5.700). Tra le attività emergono soprattutto quelle svolte da geometri (con oltre 2.200 professionisti), gli studi legali (2.040) e gli studi di ingegneria (circa 1.800).
Plaude alla ricerca Marco Belardi, Presidente della Consulta del liberi professionisti della Camera di Commercio di Brescia e Presidente della Consulta degli Ingegneri della Lombardia che finalmente ha una prima fotografia del mondo libero professionale dalla quale, ci si auspica, partiranno nuovi approfondimenti per meglio comprendere questo mondo articolato, non solo con focus sull’evoluzione dei redditi delle diverse categorie professionali ma, auguriamo, anche su contenuti qualitativi come il rapporto che i professionisti hanno con temi oggi di sempre maggiore interesse e urgenza come il lavoro in rete e l’innovazione.
La ricerca evidenzia anche il peso delle libere professioni sul totale degli occupati. Infatti, molti studi professionali hanno anche personale dipendente, che ammonta a oltre 5.000 unità. Il totale dell’occupazione generata dai liberi professionisti raggiunge quindi le 26.400 unità, pari al 5% circa degli occupati in provincia.
Ultimo appunto sulla differenza di genere e sull’età. Le donne rappresentano circa un quinto del totale dei liberi professionisti bresciani. La quota “rosa” risulta più elevata tra i consulenti del lavoro (per i quali raggiunge il 46%) e negli studi medici (39%). Invece, oltre il 40% dei liberi professionisti ha almeno 55 anni e il 30% ha un’età compresa tra 45 e 54 anni mentre, tra il 2008 e il 2012, i liberi professionisti della provincia di Brescia sono aumentati quasi del 15%. Un aumento che la ricerca legge come segno in controtendenza rispetto alla maggior parte delle attività economiche.
Una prima fotografia, dicevamo, che ha certamente il pregio di dare un quadro d’insieme del mondo professionale. Un risultato che va comunicato e condiviso, strutturato e approfondito attraverso strumenti adeguati di comunicazione che permettano non solo di comprendere meglio la realtà professionale ma, anche, di riconoscere l’apporto che le professioni danno all’economia del territorio.

Ricerca Camera di Commercio di Brescia -Liberi Professionisti

Vietata la pubblicità sul web agli avvocati

Social media vietati per gli avvocati È passata quasi sotto silenzio la modifica al Codice Deontologico Forense, entrato in vigore lo scorso 15 dicembre, che vieta agli avvocati di fare promozione e pubblicità in internet. La norma che ci interessa è contenuta nell’art. 35 “Dovere di corretta informazione” ai commi 9 e 10 che recitano:

9.  L’avvocato può utilizzare, a fini informativi, esclusivamente i siti web con domini propri senza reindirizzamento, direttamente riconducibili a sé, allo studio legale associato o alla società di avvocati alla quale partecipi, previa comunicazione al Consiglio dell’Ordine di appartenenza della forma e del contenuto del sito stesso.
10. L’avvocato è responsabile del contenuto e della sicurezza del proprio sito, che non può contenere riferimenti commerciali o pubblicitari sia mediante l’indicazione diretta che mediante strumenti di collegamento interni o esterni al sito.

Il peso di queste disposizioni ha riflessi molto limitanti e coercitivi circa la presenza dell’avvocato sul web. Cominciando dal comma 9 risulta chiaro che tutti gli avvocati che hanno realizzato il loro sito su una piattaforma gratuita, come ad esempio WordPress, potrebbero automaticamente essere considerati fuorilegge, dato che siti di questo tipo non possono considerarsi “propri”, tuttavia esiste un margine interpretativo poiché nulla viene detto riguardo al livello. A d esempio il sito “www.avvocatorossi.it” è un sito di primo livello, mentre “www.avvocatorossi.wordpress.com” è un sito di secondo livello al quale si accede senza reindirizzamento.

Tutto è decisamente molto più chiaro e stringente se si prende in esame la presenza di un avvocato (come professionista e non come privato cittadino) su un social network; in questo caso è tassativamente vietato, perché tale presenza è configurabile, senza ombra di dubbio, quale pubblicità. Anche se all’interno del profilo Facebook, Twitter, Linkedin e altri, non vi fosse il link diretto al sito dello studio dell’avvocato, è chiaro che la sola presenza rappresenta di per sé comunicazione pubblicitaria sul web.
La presenza su Facebook di avvocati con profili pubblici e non, è molto numerosa. Ci sono avvocati che hanno fatto un mix professionale e privato sul loro profilo, e chi invece, avendo attivato la funzione “profilo pubblico” lo ha fatto proprio per farsi pubblicità.
Alcuni hanno cercato di ovviare al divieto sostituendo il proprio nome e cognome con la denominazione dell’area legale che vogliono promuovere, ma hanno pubblicato il link al sito dello studio, quindi sono fuorilegge anche loro

La presenza volontaria sul web, oltre al sito proprio dello studio legale, può essere controllata rimuovendo tutte le presenze su portali ed aggregatori ai quali ci si è iscritti con il preciso scopo di promuovere, a titolo oneroso o gratuito, l’attività dello studio.
Rimane però un grosso problema per chi vuole applicare le norme del CDF: che fare con la serie infinita di elenchi online, portali e aggregatori di vario genere che pubblicano nel web nomi, indirizzi, geolocalizzazione, siti web, email, senza aver chiesto alcun consenso?
Ci vorranno molte ore di lavoro per rintracciare tutte queste presenze e inoltrare richiesta formale di cancellazione, e non è detto di riuscirci.

Fin qui le considerazioni normative e pratiche, ma colpisce il fatto che nel CDF il divieto di pubblicità sia limitato esclusivamente al web, o meglio: perché al web?
Poiché le  altre forme di pubblicità non sono vietate, sia quelle tradizionali che quelle meno consuete come la pubblicità sugli autobus, risulta incomprensibile vietare l’utilizzo dello strumento principe della comunicazione pubblicitaria: il web.

Sono convinta che gli avvocati conoscano il CDF, ma che abbiano deciso consapevolmente di non adeguarsi, perché altrimenti non si spiegherebbero le decine di messaggi pubblicitari di Google Adwords che continuano ad essere presenti (per verificare basta cercare su Google “consulenza legale”).
Penso invece che in molti stiano portando avanti istanze perché proprio in questo momento, in cui tutti i professionisti hanno visto cali di lavoro, sia possibile utilizzare uno strumento per farsi conoscere che è di facile utilizzo ed economicamente alla portata di tutti.

La reputazione del professionista, un modo per distinguersi

Ho un’amica che ricopre la carica di presidente di un’associazione di professionisti. L’obiettivo dell’organizzazione è sostenere e divulgare positivi e importanti principi legati alla professione cui appartengono gli associati, attraverso convegni, dibattiti, corsi di formazione. La mia amica ogni tanto è stanca e vorrebbe lasciare la carica: si sa, c’è chi fa di più e chi fa meno. Ma io la esorto a continuare per un motivo preciso e, forse, non così altruista. Quella carica migliora la sua reputazione, favorisce le relazioni professionali e aumenta la visibilità tra i suoi clienti, dipendenti, colleghi e opinione pubblica, creando consenso.

Nel libro “L’organizzazione dello studio professionale” , scritto dal Gruppo di lavoro Professionisti e comunicazione, che gestisce questo blog, ho indicato al paragrafo “Reputation building attraverso la comunicazione esterna” che “Il successo di uno studio professionale poggia su aspetti e valori quali la reputazione, l’affidabilità, la credibilità e naturalmente la professionalità. Tutti fattori che, oggi più che mai, distinguono una struttura da un’altra e verso cui clienti e stakeholder ripongono un’attenzione sempre maggiore. La creazione e la gestione della reputazione di uno studio professionale (così come di un professionista o di un ordine) è accompagnata da una strategia complessa a lungo termine”. “La reputazione si fonda, allora, sui comportamenti e sulle azioni compiute dall’organizzazione nel tempo. Più è definito l’ambito in cui opera un’organizzazione e più è importante la sua buona reputazione”. “Possiamo dire che il concetto di reputazione è strettamente collegato ai concetti di moralità, di tempo e alla relazione con gli altri. La reputazione, infatti, è il risultato di un lungo, paziente e difficile lavoro di rafforzamento del consenso, da costruire nel tempo a favore di un’organizzazione o di qualunque persona – nel nostro caso un professionista o uno studio professionale – che si relazioni positivamente con altri”. Ne consegue, che la reputazione è il giudizio complessivo su un professionista o studio professionale dato da coloro che in modo diretto o indiretto ne influenzano l’operato, i cosiddetti portatori di interesse.

In questo momento storico per emergere nelle professioni non è più sufficiente essere bravi e preparati. La concorrenza è ampia e spietata, i clienti pochi. Allora è importante riservare un po’ di attenzione a come alimentare la propria reputazione e a come comunicarla. La morale rimane: “Fare le cose bene, farlo sapere”.

Quanto sono digitali i professionisti? Un convegno fa il punto

digitaleIl 26 Febbraio 2015 a Milano si terrà un convegno di presentazione dei risultati della Ricerca 2014 dell’Osservatorio ICT & Professionisti, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano. Gli organizzatori sottolineano che l’incontro sarà l’occasione per rispondere criticamente alle seguenti domande:

– Qual è il grado di digitalizzazione attuale degli Studi di Avvocati, Commercialisti e Consulenti del Lavoro? Continua a leggere

A Reggio Emilia incontro tra professionisti

Evento Reggio Emilia

Oltre 300 professionisti di tutti gli ordini, provenienti da tutta Italia, hanno partecipato lo scorso 12 gennaio, all’evento L’organizzazione dello studio professionale, promosso dalla delegazione Emilia-Romagna e da Profess@re, coordinamento degli ordini professionali di Reggio Emilia. Lo spunto iniziale è stato offerto dal volume omonimo, realizzato dal Gruppo Ferpi Comunicare le Professioni Intellettuali.
Ecco l’articolo dell’organizzatore Biagio Oppi, che ha documentato l’incontro in modo preciso Continua a leggere

L’Organizzazione dello studio professionale si presenta a Reggio Emilia

studio

Lunedì 12 gennaio  nell’Aula Magna Manodori (Via Allegri, 9), tappa reggiana di L’Organizzazione dello studio professionale. La sfida del cambiamento, promossa da Ferpi Emilia-Romagna insieme a PROFESS@RE – Coordinamento degli Ordini e Collegi Professionali della Provincia di Reggio Emilia.

L’evento prende spunto dal volume L’Organizzazione per gli Studi professionali, realizzato dal Gruppo Ferpi Comunicare le Professioni Intellettuali e dai suoi partecipanti. Continua a leggere