#professionistafuturo – Al via la quinta edizione del Festival delle Professioni di Trento

Festival  Professioni TrentoDal 13 al 16 ottobre si terrà a Trento il Festival delle Professioni; un’occasione unica in Italia di confronto e di riflessione per i professionisti e iscritti agli ordini professionali. La quinta consecutiva edizione del Festival mette al centro il tema del professionista del futuro – #professionistafuturo – analizzando il ruolo delle professioni e dei professionisti all’interno del sistema sociale, politico ed economico nazionale. Quattro giorni di convegni, esposizioni, incontri e testimonianze che anticipano la prossima realtà grazie alla presenza di ospiti di caratura nazionale ed internazionale che daranno la propria visione delle modalità con le quali va evolvendosi la figura del professionista. Promotore dell’iniziativa è “GiPro”, il Tavolo Giovani Professionisti, emanazione del gruppo giovani dei 23 Ordini professionali, nato su input delle Politiche giovanili della Provincia autonoma di Trento.

La manifestazione è sostenuta anche da FERPI e dagli ordini e collegi professionali dell’intera penisola coi quali si sta dialogando per trovare nuove forme di partecipazione e consentire a questo appuntamento di diventare vero e proprio punto di riferimento per il professionista nel panorama italiano. Il Gruppo di lavoro Ferpi “Comunicare le professioni”, da tempo vicino al Festival, interverrà con l’intervento di Roberta Zarpellon, coordinatrice del Gruppo di lavoro, in programma venerdì 14 ottobre alle ore 14.00 alla Fondazione Caritro dal tema “Aequale: la professione al femminile. Seminario di informazione e divulgazione del primo strumento ordinistico nazionale per la sensibilizzazione ai contenuti sulle pari opportunità.” A discutere, insieme a Ferpi ci saranno Sara Ferri, Assessora Provinciale all’università e ricerca, politiche giovanili, pari opportunità, cooperazione allo sviluppo, Eleonora Stenico, Consigliera di Parità della Provincia Autonoma di Trento, Marina Marcelloni Giornalista, Presidente INPGI e membro dell’Assemblea Nazionale dell’Associazione degli Enti Previdenziali Privati, Donatella Conzatti, dottore Commercialista, Cristina Bardelloni e Fulvia Fagotto dell’ Associazione Donne Architetto, Gisella Bassanini, architetta, dottore di ricerca e saggista, Roberta
Bommassar, Vice Presidente del Consiglio dell’ Ordine degli Psicologi della Provincia di Trento, Nausicaa Orlandi, Presidente Consiglio nazionale Ordine Chimici e Lisa Borinato, Delegata Pari Opportunità Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori. Modera Patrizia Belli, giornalista e scrittrice.

“Il Trentino, nell’ambito delle professioni può essere laboratorio – ha affermato la presidente di GiPro, l’architetto Alessia Buratti. – In questi anni abbiamo rafforzato la sinergia con le scuole superiori e con le università sul territorio per costruire percorsi formativi che siano adatti alle nuove forme del mercato del lavoro e per sviluppare iniziative in ottica futura. GiPro, nata nel 2009, raccoglie al suo interno 22 ordini professionali ed è il primo esempio nazionale di tal genere, mentre ora sta nascendo anche GiPro Campania”. “Una quinta edizione – ha detto l’assessore alla Coesione territoriale, urbanistica, enti locali ed edilizia abitativa Carlo Daldoss durante la conferenza stampa di presentazione – che si colloca in un momento importante per la nostra società, la ripresa economica, lenta ma comunque orientata a sostenere nuove importanti sfide.”

Creare una rete nazionale degli ordini e dei collegi nazionali e sviluppare collaborazioni con enti sul territorio è l’obiettivo di lungo termine di questo Festival, momento privilegiato d’incontro anche tra i Professionisti e i loro utenti finali, occasione per mettersi in gioco, crescere e migliorare, ma, anche far comprendere tutte le competenze, i servizi e i contributi – anche in termini di valori e di tutela – che i Professionisti sono in grado di dare alla società.

Programma del festival 

Processo penale e mass media: amore impossibile?

Il dialogo non è sempre facile. E, quando si parla di giustizia e di mass media, in Italia, si entra in un terreno spesso minato, a volte di scontro. Per questo motivo, l’incontro “La giustizia tra informazione e rischio di spettacolarizzazione. Riflessioni sul rapporto tra processo penale e mass media”che si è svolto recentemente a Vicenza è stato un interessante tavolo di confronto tra professionisti della giustizia, avvocati e giornalisti sulle relazioni tra i due mondi.  Renato Borzone, responsabile dell’Osservatorio di informazione giudiziaria dell’Unione delle Camere Penali Italiane, ha parlato subito di diversa velocità tra informazione e giustizia. la-legge-e-uguale-per-tutti“Nel nostro paese, – ha affermato, – l’informazione di garanzia viene vissuta come una prova di condanna e non un atto dovuto, a tutela della persona. Questa visione colpevolista del fatto viola il principio di non colpevolezza e fa passare nella pubblica opinione un’idea distorta, influenzando anche il giudizio del giudici, con il rischio di delegittimizzazione sempre sull’uscio della porta”.  I fenomeni distorsivi dell’informazione giudiziaria determinano, si è detto nel corso dell’incontro, interferenze su come si celebrano i processi, a volte condizionandone anche l’esito. Un risultato di certo poco confortante dove, di fatto, il ruolo dei media è, solo in apparenza, libero. Infatti, l’informazione giudiziaria, hanno affermato i relatori, dipende in maniera quasi esclusiva dall’autorità giudiziaria e, troppo poco spesso, può contare sull’accesso a fonti diverse e su una ricerca autonoma, indipendente. A rincarare la dose, se ne ve fosse stato bisogno, il procuratore aggiunto Carlo Nordio ha parlato di perversione massima nel gioco delle parti, dove “la brutta notizia è la notizia” e i presunti scoop non sono l’esercizio del diritto d’informazione, ma rischiano di diventare strumento di manipolazione. Guardando la storia del difficile rapporto media-giustizia, Ivano Tolettini, giornalista, ha ricordato che la spettacolarizzazione del processo è sempre esistita e che, forse, la possibilità, per la stampa, di avere accesso diretto al fascicolo d’indagine, proposta da tempo, potrebbe essere uno strumento utile per evitare le derive.  A contribuire a dare una nuova prospettiva al dibattito, è intervenuto il professor Rino Rumiati, docente di Psicologia del Giudizio e della Decisione al Corso di Laurea Magistrale in Giurisprudenza dell’Università di Padova, che ha ricordato come è importante segnalare come la pressione mediatica può influenzare la costruzione di una storia, sottolineando il ruolo dei protagonisti. E proprio l’impatto degli stessi ha un riflesso naturale sul ricordo e il giudizio. Infatti, nessun di noi è neutro nell’esaminare un’informazione e tutti gli eventi che ci accadono vengono considerati da una prospettiva particolare, che è frutto di esperienze, ricordi, azioni. Proprio per questo, visto che i media suggeriscono un frame, una prospettiva, le distorsioni cognitive producono una focalizzazione, ad esempio, su un sospettato, con una tendenza naturale a confermare le idee che ci siamo fatti. Una realtà di cui tutti, operatori del mondo dell’informazione e della giustizia devono tenerne conto.

Per approfondire

Intervista sul caso Bossetti : http://www.radioradicale.it/scheda/440546/caso-yara-per-gli-avvocati-penalisti-le-immagini-dellarresto-di-massimo-bossetti-sono

 

Presenza dei professionisti sul web. Qualche consiglio utile

webCosì come le aziende, anche i liberi professionisti devono rivedere periodicamente la loro presenza sul web. Alcuni consigli utili possono migliorare la propria strategia di comunicazione e raggiungere maggiori risultati.

  1. Sito responsive. La tendenza consolidata in questi ultimi anni è il responsive web design, ossia la necessità di creare un sito che si adatti ai vari formati. Un sito web responsive è un sito intelligente perché è in grado di cambiare il proprio layout e i propri contenuti a seconda del dispositivo dal quale si accede. Il sito, infatti, si adatta automaticamente alla grandezza dello schermo, al suo orientamento, alla risoluzione.
  1. Contenuti originali. “The contest is king”. Vale ancora questa frase che da qualche anno si usa per parlare di SEO (l’ottimizzazione sui motori di ricerca) e per rimarcare che il valore aggiunto di un sito o della presenza sui social network è data dal creare testi originali e interessanti per i propri utenti.
  1. Immagini professionali. Per un sito professionale o un blog è importante usare immagini adeguate che rappresentino il contenuto del sito o di un post. Immagini simpatiche o divertenti è meglio lasciarle per altri contesti più personali.
  1. Video. Sono sempre più apprezzati brevi clip che riprendono il professionista mentre parla di un argomento attuale e interessante per la clientela. E’ un modo per umanizzare un sito web o un blog e per avvicinare il professionista a potenziali clienti così da gettare le basi per ottenere una buona percentuale di fiducia.
  1. Aggiornare i social network. Dedicare un po’ di tempo ad aggiornare i social media è importante. Pensiamo a un profilo Linkedin compilato solo in parte o a una fan page di Facebook senza informazioni utili o post da lungo tempo. E’ importante ritagliarsi un po’ di tempo per dare notizie e aggiornare la rete. Il tutto senza mai dare l’impressione di vendere, altrimenti lo sforzo può rivelarsi controproducente.

La foto in costume da bagno

manzoUn paio di settimane fa mi è arrivata la richiesta di entrare a far parte della rete professionale su Linkedin da parte di un professionista. Non lo conoscevo di persona così, prima di accettare, sono andata a vedere il suo “profilo”.
Appena è spuntata la sua foto sono stata assalita da un moto di puro raccapriccio: vedevo un uomo di circa 50 anni con occhiali scuri e in costume da bagno!
Il fisico non è sindacabile perché ciascuno può essere più o meno attraente, ma la posa e l’immagine nell’insieme sarebbero state molto più adatte ad un sito di incontri sentimentali (no, forse più adatto al porno) che ad un network professionale.

Prima di superare lo sconcerto per la foto e rifiutare tout court il suo invito, l’ho cercato su Facebook e anche lì, dove ha una pagina professionale -non personale- c’era la stessa foto in costume da bagno.
Quella pagina, a dire il vero, di professionale aveva ben poco: rarissimi post, errori di battitura e qualcuno di grammatica, commenti ammiccanti alla sua vita personale (non professionale) da parte di amici/clienti.
Proseguo con la ricerca all’interno del profilo (ovviamente pubblico) e scopro che ha 71 anni. Guardo meglio la foto, e sì, in effetti si nota dal contesto e dai colori che è la scansione di una foto cartacea di almeno vent’anni fa!

Decido di verificare se è davvero un commercialista e lo cerco all’ordine della sua provincia: c’è. Giuro che avrei preferito fosse un profilo falso, nell’interesse di tutta la categoria dei professionisti.

Chiudo facebook e torno al suo profilo su Linkedin. Mi faccio forza e scorro occupazione, studi, specializzazioni. Un curriculum di tutto rispetto, ammesso che sia tutto vero, ma allora perché presentarsi con un villoso torso nudo e in costume da bagno?

Cerco il suo sito web: non c’è.  Se tanto mi dà tanto, forse è meglio così.
Però vorrei saperne di più su di lui e guardo se abbiamo qualche conoscenza in comune su Linkedin: nessuna!
Da un lato sorrido perché mi sento rassicurata, dall’altro sono un po’ delusa perché avrei voluto chiedere informazioni su di lui. Resterò con una sfilza di punti interrogativi. Decido di cancellare la sua richiesta e via.

Ciascuno è libero di scegliere la foto che più gli piace, ma partendo dall’assioma che ogni azione è comunicazione, possiamo concordare sul fatto che ogni immagine è comunicazione all’ennesima potenza?
Ma allora se è così, perché ha voluto proporre la sua immagine di “manzo” stagionato invece di quella professionale con un vestito addosso?

Stavolta ho parlato di un uomo, ma la stessa situazione mi è capitata anche con le professioniste donne: scollature abissali, prendisole e costumi da bagno micro, pose sexi, trucco stile Moira Orfei, ambientazioni casalinghe, minigonne inguinali: anche questi direi che non sono classificabili come immagini di uno stile professionale.

È sempre vero che, fintanto che una persona non parla, anche se ha un’espressione da ebete, non si può valutare se è realmente stupida o meno.
Però mi chiedo: chi è in cerca di un professionista e lo trova su internet raffigurato in foto che -per la media corrente- non sono in linea l’idea che ha di “professionista”, secondo voi lo contatta oppure no?

Quindi un suggerimento: verificate le vostre foto online. Fate una ricerca sul vostro nome e controllate se per caso non valga la pena di eliminarne qualcuna e pubblicarne una recente che sia piacevole, non pretenziosa e che vi “somigli” davvero.

 

Professionisti. Il futuro sarà più roseo con marketing e diversificazione dell’offerta

UHOOZEEna recente indagine condotta dal marketplace Houzz, che mette in contatto domanda ed offerta nei settori dell’arredamento, progettazione e ristrutturazione di interni ed esterni, ha tastato il polso ad oltre 8.700 professionisti di 13 Paesi, tra cui l’Italia, chiedendo un giudizio sul livello di soddisfazione per l’attività svolta nel 2015 e le aspettative per l’anno in corso.

Sebbene si tratti di un dato parziale, che ha visto la partecipazione dei soli iscritti, possiamo innanzitutto vedere che, nel nostro Paese, il 42% dei professionisti intervistati ha registrato un aumento del reddito lordo durante lo scorso anno, mentre solo il 29% ha ottenuto anche un incremento nei guadagni. Quest’ultimo dato è stato influenzato dall’aumento dei costi sostenuti per esercitare il proprio business, indicano il 38% degli intervistati.  Ma cosa si aspettano dal futuro?  Oltre la metà (51%) degli intervistati, ritiene che nel 2016 i profitti netti registreranno una crescita, mentre il 54% è convinto che nel 2016 aumenteranno anche i ricavi lordi. Il 13% si aspetta un aumento del 10-14%.

Un aspetto interessante, che attiene al tema di questo blog, sta nel modo attraverso il quale i professionisti contano di incrementare il proprio business.  Dalla ricerca, il 61% si affida ad attività di marketing e vendita, come per esempio proprio l’utilizzo di piattaforme online per dare visibilità ai propri lavori. Ma quanti professionisti, oggi, sanno porsi in maniera efficace su questi strumenti? Scorrendo le sempre crescenti opportunità che il web offre, ci si accorge facilmente che, ancora oggi, molti studi professionali stentano con fatica a comprendere le logiche che sottendono una presenza online. Abbondano ancora le terminologie tecniche, spesso incomprensibili agli occhi del potenziale cliente e l’utilizzo di immagini non ottimizzate o non coerenti al proprio servizio (senza dimenticare l’utilizzo di immagini di altri senza citazione della fonte), solo per fare qualche esempio.

Un altro aspetto segnalato dagli intervistati è la diversificazione dell’offerta, ovvero la creazione di nuovi prodotti e servizi (54%). Anche in questo caso, è importante affrontare in maniera consapevole e organizzata la propria crescita passando necessariamente da una programmazione che non può prescindere da una comprensione profonda delle proprie peculiarità, del proprio mercato e delle opportunità che, l’evoluzione della domanda prospetta. La diversificazione è vincente solo se risponde chiaramente ad un bisogno presente non quando appaga l’ego del professionista.

La ricerca, infine, punta l’attenzione sulla creazione di partnership con altre imprese (49%) come opportunità per incrementare il lavoro futuro. Un’occasione, quella di fare rete, che, in Italia, si scontra spesso con una diffusa sensazione della poca capacità di fare “squadra”. Su questo tema, si è scritto molto.  Una buona partnership parte sempre da una buona comunicazione. Collaborare vuol dire, infatti, mettere in comune idee, servizi, contatti e relazioni. Senza un atteggiamento positivo, senza fiducia reciproca tutto questo non si può realizzare. E poco vale il fatto che, sulla carta, la collaborazione possa funzionare se non c’è volontà  profonda di fare un pezzo di strada insieme.

In conclusione, la ricerca riporta che, secondo il 66% degli intervistati il lavoro aumenterà nei prossimi 5 anni, mentre per il 17% resterà invariato. Auguriamoci tutti che sia così. Nel frattempo lavoriamo per apprendere dai migliori, affiniamoci nelle  competenze tecniche ma anche nella capacità di ascolto e condivisione. Il nostro business ne troverà nuovo vantaggio.

Credits photo: http://www.houzz.com/ideabooks/Decorating Continua a leggere

Divario di reddito tra professionisti donne e uomini

professionistiSi chiama “differenziale retributivo di genere o gender pay gap” e rappresenta la differenza esistente tra le retribuzioni delle donne e degli uomini nel mondo del lavoro compreso quello delle libere professioni. Il gap retributivo in Italia è ancora molto alto per quasi tutte le categorie professionali. La differenza maggiore si nota tra gli avvocati, dove, nel 2014, le donne hanno percepito 22.070 euro a fronte dei 53.503 euro degli uomini. Ma forti disparità emergono anche per le altre libere professioni come commercialisti e architetti/ingegneri. Le ragioni del divario di reddito tra donne e uomini sono molteplici: le avvocate ad esempio, tendono ad occuparsi prevalentemente di diritto di famiglia, mediazione, ovvero di quei settori definiti “poveri del diritto”, inoltre per cultura generale vi è un minor riconoscimento alle professioniste o minori pretese per l’attività svolta, c’è una propensione a “prendersi” cura del cliente eccessiva, ci sono carichi familiari. A tutto questo si aggiunge un atteggiamento comune alle donne che è quello di non riuscire a riconoscere prima di tutto a se stesse e poi agli altri il giusto valore e il successo meritato. Di questi temi se ne è parlato in un recente convegno a Verona in cui è emerso che le libere professioni in Italia costituiscono il 12,5% del Pil nazionale. La forte disparità economica tra professioniste e colleghi maschi prova, quindi, una perdita del Pil, un problema di sostenibilità del sistema previdenziale, nuove povertà e dipendenze economiche. Dal superamento del divario, quindi, si trarrebbero vantaggi anche per l’economia e per la società. “La percezione che abbiamo di noi stesse non coincide spesso con la percezione, che gli altri hanno di noi – ha detto Silvia Azzini, psicologa e psicoterapeuta – Questa insicurezza si prova per esempio quando riusciamo a fare nel nostro lavoro qualcosa di buono, di importante, quando riusciamo ad ottenere finalmente quel risultato tanto agognato, ma non riusciamo a darci fino in fondo il merito del risultato, come se il successo del lavoro fatto, fosse caduto dal cielo e ci avesse colpito per caso. Questa insicurezza ha a che fare con il valore che noi diamo a noi stesse, prima di tutto come donne, ma senz’altro anche come professioniste. Questo non può non influire sulla difficoltà che abbiamo, a volte, ad essere sufficientemente assertive, capaci per esempio di dare dei limiti ai clienti, di chiedere quello che ci è dovuto per il nostro lavoro, senza vivere dentro tutta una serie di emozioni contrastanti”. Non ci sono ricette facili per superare le insicurezze e migliorare l’autostima ma è importante “conoscerci e accettarci completamente – conclude la psicologa – solo così potremmo essere più serene ed efficaci nella nostra vita, compresa quella professionale”

Collega o nemico?

Collega o nemicoLo scorso 17 febbraio la collega Ada Sinigalia ha pubblicato il post “Professionista, oggi apriresti uno studio?” segnalando un convegno, ma soprattutto sottolineando il diffuso disorientamento di fronte al futuro di tanti professionisti, sia con anzianità nella professione che giovani.

Tutti siamo ben consapevoli che nessun professionista può prescindere dalla tecnologia, ma nel nostro Paese, sia per tradizione che per individualismo diffuso, le cose sono più difficili che in altri Paesi europei che dimostrano invece di essere molto più aperti alle collaborazioni tra colleghi che esercitano la stessa professione.

Dall’esperienza comune emerge che sono tre i principali fattori che continuano a frenare le collaborazioni: l’entità dei compensi, la grossa resistenza all’idea di dover condividere con altri colleghi le proprie politiche economiche ed una riluttanza pressoché insuperabile per i preventivi.
In un periodo dove le risorse economiche sono poche, è naturale conseguenza che i clienti chiedano un preventivo prima di scegliere il professionista, ma ci sono un paio di cose che la maggior parte dei professionisti non ha ancora ben chiaro.  Una di queste è che spesso il cliente non ha idea di quanto potrebbe costargli una consulenza, un parere o un patrocinio, quindi chiede il preventivo per avere un’idea dei costi da sostenere, e la seconda è che raramente sceglie il professionista solo in base al prezzo.

Certo che se il professionista non è rintracciabile online, e il suo nome non spunta nel passaparola, non avrà nemmeno l’ingrato compito di fare un preventivo.
Partendo da casi reali, ricerche sul web, articoli, convegni e dibattiti, sono anni che questo Gruppo di Lavoro porta all’attenzione dei professionisti l’importanza non solo di avere all’interno del proprio studio supporti tecnologici adeguati, ma di avere una presenza qualificante sul web.

Negli ultimi cinque anni c’è stato un buon incremento di nuovi siti web di professionisti, molti dei quali purtroppo sono risultati troppo fai-da-te oppure realizzati da compagnie di telecomunicazioni e quindi quasi sempre non solo inguardabili ma addirittura sminuenti la professionalità dello studio.

In tempi difficili come questi, è naturale che ci siano resistenze ad investire in un buon sito web, in tecnologia e software avanzati, e nel personale qualificato per gestirli, ma ciò che un singolo non può fare da solo, in tanti diventa non solo possibile ma addirittura molto conveniente e remunerativo.

Infatti sarebbe impensabile che nel 2016 un notaio possa rifiutare la stipula di un contratto perché viene chiesto in forma elettronica, eppure è successo solo due settimane fa.
Il motivo? Non è dato sapere, ma quasi certamente all’interno dello studio non c’era nessuno in grado di effettuare la trasmissione per via telematica.

Non si tratta solo di obblighi di legge che impongono trasmissioni telematiche per commercialisti, consulenti del lavoro, avvocati, ingegneri e altri professionisti, il fatto è che obbligano ogni professionista a dedicare molte ore ad imparare cose che non sono propriamente professionali,  ma semplicemente tecniche, per questo, ora più che mai, è indispensabile imparare a delegare.
In realtà dovremmo utilizzare il termine inglese empowerment che ha un senso più ampio di delega: significa delegare a chi ha le capacità di fare ed accetta di assumersi le responsabilità di quella delega, cioè responsabilizzare.

Qui entra in gioco lo studio del singolo in confronto allo studio associato con molti professionisti. Il problema vero è che continuiamo a pensare a spazi molto grandi e ci blocchiamo, finiamo per rinunciare. Ancora non riusciamo a staccarci dall’esperienza legata alla fisicità dei luoghi, non riusciamo ancora a fare nostro il concetto che, grazie al web, possiamo far parte di un grande studio anche se siamo solo in due o tre a lavorare.

Se guardiamo alla Francia, dove al pari dell’Italia, i professionisti mantengono un forte senso corporativistico, hanno superato molto rapidamente l’individualismo che tuttora affligge gli italiani.
Da diversi anni esistono gruppi di commercialisti, esperti contabili e fiscalisti che si sono uniti sotto un unico marchio e operano come una rete professionale, come un unico grande studio con numerose sedi. Sono presenti su territori ben definiti, l’equivalente di due-tre provincie italiane contigue, perché anche loro devono misurarsi con regolamenti e leggi differenti equivalenti alle nostre leggi regionali-provinciali, e quindi sono in grado di offrire consulenza molto puntuale ed aggiornata.
Hanno siti web che permettono di verificare subito quali sono le aree economiche per le quali si può avere assistenza e consulenza (industrie, artigiani, commercianti e servizi con le varie tipologie, associazioni, etc.). Online offrono notizie sempre aggiornate su scadenze fiscali, nuove norme, finanziamenti, convenzioni con associazioni di categoria o di imprenditori.

Hanno persone dedicate a mantenere aggiornato il sito, che si occupano di comunicazione, che rispondono in chat a chi li contatta e chiede informazioni, che offrono assistenza telefonica, predispongono i preventivi, li inviano agli interessati e poi li contattano al telefono per sapere se quello che hanno proposto risponde alle loro esigenze. In genere gli studi riuniti sotto lo stesso marchio non sono più 15-20, ma si tratta comunque di un numero più che sufficiente ad assicurare a tutti i professionisti quei servizi che nessuno studio individualmente potrebbe offrire perché troppo costoso.

Quindi la rivoluzione vera non è il web o il sito in sé, ma ciò che questi strumenti possono offrire a chi riesce a considerare il collega un alleato e non un concorrente che può rubargli lavoro.

Laura Calciolari